La Principessa della Prateria

grasslands-265248_960_720La principessa della prateria

Lei era là, in cima a quella collina, la brezza le muoveva la chioma serica, ed il suo sguardo si perdeva nella distesa di grano che si muoveva ai capricci di quel moto ondoso.

Un puntino sullo sfondo, con lentezza si faceva strada tra il grano maturo, lasciando dietro di sè una scia.

Lunga la strada da percorrere, sembrava proprio volerla raggiungere.

La speranza si accese, il suo essere tornava a vibrare consolato dalla necessità di tornare a vivere, e non perdersi più nel dolore infinito che l’aveva accompagnata in quei lunghi mesi.

Era ipnotizzata da quella figura che si muoveva agile verso di lei.

Il movimento che l’aveva catturata all’inizio ora passava inosservato ai suoi occhi che non riuscivano a distinguere altro che l’uomo in movimento.

All’improvviso le scie divennero due, due figure si avvicinavano, ma una di esse non si riusciva a scorgere, era più bassa e furtiva.

Scorse un manto biondo, splendente alla luce del sole che lo accarezzava, era lei, la leonessa della prateria che aveva fiutato la sua preda, stava deviando verso il potente odore dell’uomo.

E adesso? Cosa poteva fare? come poteva avvertirlo?

Cominciò ad agitarsi, cercò di attirare la sua attenzione, ma i suoi tentativi risultarono vani, stava cominciando a lasciarsi prendere dal panico.

Lei si avvicinava sempre di più inesorabile, furtiva, con tutta l’abilità che possedeva.

La sua scia si stava velocemente unendo alla prima tracciata dall’uomo, che all’improvviso, si arrestò, come percependo il pericolo in agguato, fiutava l’aria come aveva imparato a fare da lei, la regina bionda della prateria.

Ora sapeva che lei era lì, ma era troppo tardi per evitare lo scontro, acquattata a pochi metri da lui, era pronta a spiccare quel balzo che l’avrebbe fatta piombare sulla sua preda, guadagnando il suo pasto quotidiano.

La vide nell’attimo stesso in cui i muscoli della belva spinsero il suo corpo in avanti scontrandosi con l’uomo, vide i suoi denti affondare nel braccio.

Non riusciva a capire cosa stava accadendo, si rotolavano nella distesa tra le spighe, non vedeva… non riusciva a vedere.

Cominciò a correre, poco prima di iniziare la discesa vide il bagliore di una punta, ma non perse tempo e continuò a correre, precipitando rotolando, inciampando finché non raggiunse la distesa e non riusciva più a vedere cosa stava accadendo.

Già immaginava le carni dell’uomo maciullate, sbranate dai denti bramosi della belva.

Li raggiunse col fiato corto, incapace di concepire un urlo, un grido, per spaventare la regina. Vedeva sangue ovunque, ma non riusciva a capire da dove provenisse.

Il coltello in mano all’uomo fu una rassicurante visione, forse avrebbe potuto farcela.

Quel gioco crudele che rappresentava la lotta alla sopravvivenza.

Troppo sangue…. troppo.

Sembrava non finire mai, quanto avrebbero potuto resistere?

Fino alla morte. Il destino si beffava di lei, che aveva intravisto una speranza solo pochi minuti prima, per poi mandare in pezzi i suoi sogni nascenti.

Con uno scatto la regina mollò la presa per affondare i suoi denti alla gola, chiuse gli occhi, per non vedere, non poteva….

Quando il silenzio cadde, e i ruggiti cessarono trovò la forza di riaprire gli occhi e guardare.

La scena che le si presentò le tolse le ultime forse, il sollievo la pervase non appena si rese conto che la principessa giaceva tra le braccia dell’uomo inerme, priva del suo soffio vitale.

La speranza tornò a rivivere.

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